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Fondi etici…ma etici per chi?

Ci è capitato varie volte sentirsi dire dai nostri clienti: “Se investissimo in Fondi Etici?”
Tutte le volte che ci viene posta questa domanda comprendiamo quanto ancora questa tipologia di strumenti non sia correttamente compresa o meglio, poco conosciuta. E’ come se io mi recassi da un avvocato e gli chiedessi: “Se facessimo una causa per truffa?”. Provate ad immaginarvi la reazione dell’avvocato, probabilmente farebbe un sorriso, ma soltanto per l’amicizia che ci lega.
I risparmiatori devono comprendere che gli strumenti Etici, suddivisi fra fondi, polizze e fondi pensione sono identici a tutti gli altri strumenti finanziari: hanno una volatilità e un rendimento che dipendono dal mercato in cui investono e come tutti hanno anch’essi dei costi d’ingresso, di gestione e di performance. I Fondi socialmente responsabili differiscono da tutti gli altri strumenti finanziari solamente per le scelte, o meglio, per le esclusioni che effettuano quando devono decidere su quale società o nazioni investire.

E’ altrettanto importante sapere che i fondi Etici sono riconosciuti tali non per una definizione legislativa con la quale si elencano i criteri unici e univoci che devono avere, ma bensì è sufficiente una dichiarazione da parte dei soggetti emittenti di utilizzare uno o più dei criteri sotto elencati:

  • Convenzioni internazionali: in questo caso gli investimenti vengono selezionati basandosi sul rispetto di norme e standard internazionali. Gli standard più utilizzati sono quelli definiti in sede OCSE, ONU o dalle Agenzie ONU.
  • Best in class: i nomi da inserire in portafoglio sono scelti secondo criteri ambientali, sociali e di governance, privilegiando le società più virtuose all’interno di un determinato universo, una categoria o una classe di attivo.
  • Impact investing: lo strumento investe in imprese, organizzazioni o fondi con l’obiettivo di realizzare un impatto ambientale e/o sociale positivo, oltre naturalmente a un ritorno finanziario (microfinanza, social housing…)
  • Investimenti tematici: in questo caso la scelta avviene sulla base di criteri quali ad esempio i cambiamenti climatici, l’efficienza energetica, la salute.
  • Esclusione: questo approccio prevede l’esclusione esplicita dall’universo investibile di singoli emittenti, settori o Paesi, sulla base di determinati criteri, a seconda dell’obiettivo etico dello strumento stesso (per esempio si può decidere di escludere armi, pornografia, tabacco, test su animali e così via).

Da tutto ciò ne consegue che i Fondi d’investimento Etici hanno come finalità la costruzione di portafogli efficienti usando un universo investibile più ristretto ma gli obbiettivi restano gli stessi: selezionare società che possano remunerare per i rischi assunti. Ma questo non evita agli investitori la volatilità del mercato e tanto meno riesce ad eliminare le potenziali perdite.

Il grafico che segue rappresenta l’andamento di una serie di Fondi etici che hanno come benchmark di riferimento l’indice MSCI WORLD rappresentato, nel grafico, dalla linea gialla.

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Come possiamo ben vedere dal grafico, l’andamento dei vari fondi etici azionari ricalca quello dell’indice e osservando la tabella sotto possiamo facilmente notare come la volatilità sia pressoché identica.

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Resta inteso che come tutti i Fondi Comuni d’Investimento anche questa tipologia di strumenti risulta inefficiente rispetto al mercato: se confrontiamo molto semplicemente due dati, rendimento e volatilità, possiamo notare che l’indice ha avuto un rendimento nettamente superiore a tutti gli OICR in elenco pur avendo una volatilità pari o inferiore.
La decisione di essere INVESTITORI ETICI o meno non è collegata al momento o al ciclo del mercato finanziario, ne tanto meno varia in funzione dell’andamento dei mercati ma deve essere una filosofia, un ideale d’investimento.