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“Il piccolo libro che batte il mercato azionario”: la formula non e’ magica, l’applicazione di un metodo si’

Da non molto tempo e’ stato tradotto in italiano un libro che in America ha avuto una notevole eco.
Il modo in cui viene pubblicizzato ci piace davvero poco, ma – secondo il nostro punto di vista – dal libro si possono trarre lezioni molto interessanti.
Mi riferisco a: “Il piccolo libro che batte il mercato azionario” di Joel Greenblatt. Il libro si presenta in “accoppiata” con un sito web, gestito dall’autore, dal nome accattivante: clicca qui (per la versione italiana o: clicca qui per la versione inglese). L’editore italiano ha anche sviluppato un sito Internet simile per il mercato europeo. Chi fosse interessato, facendo una ricerca su Google con il titolo del libro trovera’ tutto e di piu’.
In questo articolo non ci interessa tanto recensire il libro, quando trarre lo spunto per alcune considerazioni che troviamo utili per i risparmiatori non esperti.
In primo luogo, diciamo subito le cose che non ci piacciono, anche perche’ in seguito, di cose che invece ci convincono ne parleremo piu’ a lungo.
Non ci piace affatto il modo di pubblicizzare questo libro.
Il messaggio di fondo che passa dalle pubblicita’ e’ che il libro contenga una sorta di “segreto” per fare soldi facilmente.
E’ un po’ la tecnica utilizzata dai libri che propongono una nuova dieta.
Si criminalizzano alcuni cibi e/o si beatificano altri, poi si condisce la dieta con una serie di buoni consigli. Questo tipo di diete, per un po’ funzionano ma non certo per i motivi enfatizzati nei libri, ma per i motivi legati al seguire qualsiasi dieta (regime ipocalorico, esercizio fisico, ecc.).
Un concetto simile vale per questo libro (e per la “formula magica” che propone).
A nostro giudizio, non e’ la formula l’aspetto interessante del libro, ma l’approccio agli investimenti azionari che propone, un approccio –per noi– del tutto condivisibile, a patto di comprenderne bene i reali punti di forza.

Greenblatt segue una linea di pensiero vecchia come il mercato azionario (e sempre utile) che si potrebbe riassumere in “comprare a poco prezzo le aziende che hanno dimostrato in passato di avere una buona redditivita’”.
Solitamente, semplificando molto, si divide l’analisi finanziaria in analisi tecnica (quella che segue il movimento dei prezzi) e analisi fondamentale (quella che segue il variare dei dati di bilancio delle aziende). L’approccio di Greenblatt e’ chiaramente di tipo fondamentale.
L’ipotesi di fondo che sta dietro ad un approccio fondamentale agli investimenti azionari e’ che, nel medio-lungo termine, i prezzi dei mercati azionari riflettono il valore “reale” delle aziende. L’analisi fondamentale tenta di identificare i criteri in base al quale determinare questo valore “reale”.

Per illustrare questo concetto Greenblatt riprende la storiella (la cui partenita’ e’ attribuita a Ben Graham, mitico investitore di Wall Street amico e insegnante di Warren Buffett) di Mr. Market, ovvero quella di un tipo “un po’ suonato” affetto da problemi psicologici e crisi maniaco-depressive.
Gia’ nel 1987 Warren Buffett riprese questa storiella nella sua lettera agli investitori della Berkshire (clicca qui.)
“Ben Graham, – scrive Buffett – il mio amico e maestro, descrisse gia’ tanto tempo fa l’atteggiamento mentale nei confronti delle fluttuazioni di mercato che io penso sia piu’ idoneo ad avere successo negli investimenti. Immaginiamo, disse Graham, che i prezzi di mercato provengano da un tipo molto accomodante, di nome Mr. Market, che si trova ad essere il vostro partner in un’attivita’ non quotata. Giorno dopo giorno, senza mai venir meno alla sua abitudine, Mr. Market si presenta da voi fissando un prezzo a cui e’ disposto a rilevare la vostra quota oppure a vendervi la sua.
Anche se il business di cui voi due siete proprietari potra’ avere caratteristiche economiche stabili, le quotazioni di Mr. Market stabili non lo saranno affatto. Triste a dirsi, infatti, il vostro povero socio soffre di incurabili problemi psicologici. A volte si sente euforico e riesce a vedere solo i fattori favorevoli che influenzano la vostra attivita’. Quando e’ in quello stato, il prezzo che offre e’ molto alto perche’ teme che voi gli strapperete la sua quota, derubandolo di guadagni imminenti. Altre volte e’ depresso e guardando nel futuro riesce a vedere solo guai per il vostro business e per il mondo. In questi momenti fissera’ dei prezzi molto bassi, terrorizzato dall’idea che voi siate sul punto di rifilargli la vostra quota.”

Naturalmente, la storiella di Mr. Market e’ una esasperazione di un concetto che –a nostro giudizio– e’ del tutto condivisibile sebbene sappiamo che la moderna teoria finanziaria insegnata nelle universita’ abbia una visione diametralmente opposta (il discorso si allungherebbe molto, non e’ questa la sede per parlare della teoria dei mercati efficienti).
Non v’e’ dubbio che, con il senno di poi, i mercati hanno sempre avuto delle reazioni esagerate alle notizie. L’idea di comprare quando Mr.Market e’ depresso e vendere nei momenti di euforia e’ -come gia’ detto- vecchia come il mercato (si parla di approccio “contrarian”), ma la cosa non e’ cosi’ semplice.
Il problema e’ che non sappiamo quanto durera’ l’umore di Mr. Market, talvolta puo’ durare anche molto a lungo. Un secondo problema e’ che l’umore di Mr. Market puo’ avere influenze anche sui dati piu’ strettamente economici che determinano i valori “reali” delle aziende. Un terzo problema riguarda la veridicita’ dei bilanci.
Un approccio diametralmente opposto a quello di Greenblatt per sfruttare l’umoralita’ di Mr. Market e’ quello di assecondarlo fin tanto che non cambia umore. E’ l’approccio che viene definito “trend following”. Anche questo approccio ha alcuni limiti.
Essere “contrarian” o “trend follower” e’ fondamentalmente una questione connessa con la propria psicologia di investitori.
Vanno bene entrambi a patto che l’approccio venga seguito consapevolmente, cioe’ consci dei limiti connessi, e con coerenza.
L’elemento positivo del metodo proposto da Greenblatt, a nostro avviso, risiedo proprio nell’aver costruito un metodoattorno ad alcuni concetti semplici e collaudati.
L’approccio di Greenblatt e’ sostanzialmente un approccio sistematico.
E’ l’approccio tipico degli investitori che si astengono da fare previsioni sull’andamento futuro dei mercati. L’approccio degli investitori che sanno di non sapere.
Questi investitori si concentrano sui dati disponibili e cercano di elaborare una strategia di ingresso e di uscita predeterminata basata sull’ipotesi di persistenza di alcuni comportamenti tipici dei mercati. Chi progetta un approccio sistematico agli investimenti parte dall’assunto che le singole scelte possono essere sbagliate (si suppone che il metodo mediamente funzioni) e per questo predetermina metodi per rimediare.
Greenblatt, giustamente, insiste molto sull’importanza di diversificare il portafoglio. La “formula magica” funziona, ma funziona mediamente, quindi non si puo’ utilizzare per tre o quattro azioni. Per seguire l’approccio di Greenblatt e’ necessario ruotare il portafoglio, questo fa si’ che nel caso in cui la formula “magica” non abbia funzionato si venda il titolo.
Si tratta, in sostanza, di seguire un approccio agli investimenti di tipo sistematico.
E’ questa la vera forza del metodo di Greenblatt.
Il consiglio che ci sentiamo di dare ai lettori che volessero seguire il metodo di Greenblatt e’ di non innamorarsi troppo della formula, ma di essere assolutamente rigidi e determinati nel seguire il metodo. Prima di scegliere di seguire il metodo di Greenblatt sarebbe utile comprendere se la propria psicologica d’investitore e’ piu’ propensa per un approccio contrarian rispetto ad un approccio “trend-following”.
Successivamente e’ necessario comprendere bene quali sono le implicazioni negative del metodo, ovvero cosa puo’ accadere nel caso in cui si affronti un periodo fortemente negativo. Conoscere -ed accettare – fino a che punto le cose possono andare storte aiuta a mantenere ben ferma la barra sul metodo quando non sara’ facile farlo.
Meno importante, invece, e’ il metodo di selezione delle azioni. Chiaramente il metodo deve essere di tipo “value”. E’ necessaria, cioe’, una tecnica coerente con il principio di fondo per il quale il metodo è stato progettato.