Lunedì scorso Generali ha provveduto al riassetto del gruppo, dando formalmente il via alla fusione per incorporazione della controllata Alleanza. Non è il primo caso in questi anni in cui due grandi gruppi si fondono per creare un nuovo soggetto giuridico: i casi più recenti hanno interessato Unicredit-Capitalia e Intesa-San Paolo. Queste decisioni, prese nelle stanze del potere, calano dall’alto sui risparmiatori/consumatori, che ne subiscono, nel bene o nel male, le conseguenze. Quali sono quindi i vantaggi e gli svantaggi che ne possono derivare? Cosa cambia in pratica per la gente comune? Debora Rosciani ne parla a Salvadanaio con Antonio Tognoli, vice presidente dell’AIAF - Associazione italiana degli analisti finanziari e con Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la tutela del risparmio.
La tempesta finanziaria si sa non ha risparmiato nessuna classe di investimento. Dopo le obbligazioni societarie messe in bilico dai crack dei più grandi colossi bancari mondiali tornano nel mirino le cosidette polizze index linked. E dopo le compagnie assicurative sono state le Poste a scoprire le carte. Quali sono i prodotti incriminati? Debora Rosciani ne parla a Salvadanaio, in onda dalle 12 alle 13, con Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la tutela del Risparmio e Claudio Raimondi, responsabile marketing e sviluppo di Poste Vita.
La situazione delle obbligazioni Lehman Brothers e delle polizze garantite dalla banca americana in chapter 11, comincia a definirsi. Alcune compagnie assicurative - dopo Unipol e Bcc Vita ora anche Mediolanum - hanno espresso la propria intenzione di garantire il capitale investito, nonostante non fosse inizialmente previsto dal contratto. Ma altri pericoli già si profilano all’orizzonte dei risparmiatori, uno di questi è il rischio Islanda. Debora Rosciani ne parla a Salvadanaio con Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la tutela del risparmio.
Per chi ha liquidità il momento è interessante per acquistare? Si può contrattare meglio con venditori ed è una fase migliore rispetto a 6 mesi o un anno fa, ma è ancora meglio aspettare, perché i prezzi si sgonfieranno ancora. Sono diminuite le compravendite, ma non tanto i prezzi; ci saranno condizioni migliori nel 2009. Nei primi 6 mesi del 2008, le vendite di immobili sono "cadute" del 15%, ma la riduzione dei prezzi si è fermata al 4-6%. Quindi: calma e ragionevolezza.
Esistono prodotti collegati al settore immobiliare, poco conosciuti: i fondi immobiliari, un prodotto di investimento per esperti, da comprare sul mercato azionario. Una buona occasione per chi ha un'alfabetizzazione finanziaria molto buona. Si tratta di azioni di una società che ha solo immobili e il cui patrimonio non è aggredibile. Si compra di una quota del fondo che rappresenta una quota di un palazzo. C'è un gestore, il fondo tiene l'immobile per un tot di anni stabilito e alla fine viene venduto sul mercato e si incassa la plusvalenza. Si tratta di edifici probabilmente affittati che danno rendita, come palazzi per uffici e alberghi. L'investimento ha un profitto nel medio periodo.
All’indomani dell’incontro informale tra il ministro dell’economia Giulio Tremonti e l’Associazione bancaria italiana, a Salvadanaio si fa il punto su mutui e conti dormienti. Tra le attese per una rinegoziazione ancora molto discussa e le incertezze legate al fondo del tesoro destinato alle vittime dei crac finanziari, i nodi da sciogliere restano molti. Debora Rosciani ne parla domani a Salvadanaio a partire dalle ore 12 con Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la tutela del risparmio e con Francesca Tedeschi, di Osservatorio Finanziario e autrice del blog "Mutui a confronto".
Già nel mirino delle liberalizzazioni di Bersani, la commissione di massimo scoperto torna in primo piano dopo le dichiarazioni del Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, che ne ha chiesto di nuovo l'abolizione. La questione della legittimità della commissione di massimo scoperto nasce dal rischio, già diventato realtà, del superamento dei limiti normativi sui tassi usurari stabiliti dalla legge del 1996. A reclamare l'uscita di scena della commissione, sono in particolare gli imprenditori e le famiglie stretti nella morsa dei debiti crescenti. Debora Rosciani ne parla a Salvadanaio con Alessandro Pedone, presidente dell' ADUC – Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori – e con Nicola Borzi giornalista di Plus 24.
Non solo i mutuatari, ma anche l'Antitrust si è accorta che il decreto approvato dal Governo in accordo con l'Abi per dar respiro alle tasche degli Italiani nasconde potenziali insidie. Le famiglie dovranno valutare gli effetti della rinegoziazione -proposta mantenendo le rate fisse ai tassi del 2006- tenendo conto non solo dell'abbattimento della rata, ma anche del maggior costo legato all'allungamento del prestito iniziale e dei rischi relativi alle diverse possibili evoluzioni dei tassi d'interesse. Ma l'intero processo di portabilità dei mutui è ancora troppo vischioso: presto sarà istituito un osservatorio tra Abi, Ministero dell'Economia e consumatori per vigilare sulla trasparente applicazione delle norme. Il Governo -sostiene in Ministro Tremonti- farà in modo che la portabilità e le eventuali prestazioni notarili saranno totalmente gratuite. Debora Rosciani ne discute domani a Salvadanaio con Gianfranco Torriero, responsabile ufficio studi Abi e con Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la tutela del risparmio...
Contro l'iniqua proposta dell'Argentina l'Aduc ha sempre sostenuto le class action negli Usa.
Le Class Action avviate negli Usa ormai stanno coprendo quasi tutte le tipologie di titoli emessi.
Ma e' possibile far causa alla banca che ha venduto i bond in tutti quei casi nei quali la banca ha disposto operazioni contrarie al proprio profilo di rischio (quello che e' stato indicato nell'apposito documento o, in assenza di questo, che era desumibile dalle informazioni in possesso della banca) oppure in conflitto di interessi e che, per tale conflitto, hanno arrecato un danno economico che non si sarebbe verificato qualora l'operazione non fosse stata in conflitto di interessi.
Ciò non significa che ogni causa fatta contro la Banca e' certamente vinta. Tutt'altro. E' necessario verificare che il cliente non abbia fatto firme su documenti che compromettono l'azione e/o che il suo profilo d'investitore, che si puo' evincere dalle precedente operazioni finanziarie svolte presso quell'istituto, non sia adeguato all'acquisto di obbligazioni argentine.
A questo scopo l'Aduc ha avviato un servizio gratuito per fare questo verifica.
Inviando una serie di documenti (da richiedere in banca) e informazioni si puo' avere un parere sulla fattibilita' di un'azione contro la Banca.
Di azioni legali contro gli intermediari per la questione dei Bond Argentina ce ne sono centinaia in tutta Italia.
Attualmente, come associazione, seguiamo circa una quarantina di casi.
Circa una trentina (oltre ai 40 tutt'ora in corso) sono stati chiusi in via stragiudiziale.
Per quanto riguarda le sentenze. Ci sono circa una decina di sentenze in tutta Italia.
Forse la bolla immobiliare scoppierà davvero, ma per ora i prezzi delle case restano da record. E così il bene rifugio per eccellenza, il mattone, diventa sempre meno alla portata di chi vorrebbe mettere al riparo i propri risparmi in questa fase di grande incertezza sui mercati finanziari. Se a questo si aggiungono le difficoltà dell'accesso al credito, come i tassi d'interesse più alti di qualche anno fa, non stupisce che l'indagine di Ipsos, in occasione della giornata mondiale del risparmio promossa dall'Associazione delle casse di risparmio, abbia registrato che solo il 55% degli italiani vorrebbe rifugiarsi negli immobili, mentre lo scorso anno era il 70%.
Per le famiglie che riescono a risparmiare, solo un terzo del totale, diventano quindi sempre più attraenti gli altri tipi di investimenti, quelli cioè che garantiscono rendimenti non elevati ma ritenuti sicuri, sufficienti a proteggersi dall'inflazione e dagli scossoni delle borse. Come gli inossidabili libretti di risparmio. E' di pochi giorni fa la notizia che quelli postali hanno aumentato i propri rendimenti, con il tasso d'interesse che è salito dall'1,60% al 2%. Gli esperti continuano a consigliare di avere in portafoglio Bot , Btp, e Cct, ottimi parcheggi per i risparmi in attesa che le onde sui mercati si plachino, meglio ancora se sono indicizzati all'inflazione, per non rischiare l'erosione del capitale investito. Le banche non stanno certo a guardare. Per vincere la concorrenza dei titoli di stato e soddisfare il desiderio di protezione, alcune banche on-line come Fineco e Ing Direct, da tempo puntano su conti di deposito con rendimenti allettanti, soprattutto per chi vuole investire cifre basse, nell'ordine dei diecimila euro. La scelta di tenere i risparmi liquidi, a portata di mano su un conto, interessa il 64% degli italiani, una percentuale di poco inferiore a quella del 2004, quando i risparmiatori reduci dai crack Cirio e Parmalat non si fidavano più di azioni e obbligazioni.
In ogni caso, è bene ricordarlo una volta di più, conviene sempre diversificare, magari puntando su qualche azione poco rischiosa, di compagnie a grande capitalizzazione, che forse crescono poco ma hanno solide fondamenta. Senza esagerare però, perché le azioni sono comunque un investimento a rischio. Ma questo gli italiani sembrano averlo capito, visto che solo l'1% dichiara di vedere nei titoli azionari l'investimento ideale,mentre pochi anni fa era il 4%.
Negli ultimi anni le polizze vita sono diventate strumenti finanziari a tutti gli effetti.
E non sono pochi, secondo le indagini di PLUS 24, i sottoscrittori che stanno scoprendo di non avere in mano prodotti a rendimento assicurato ma in molti casi prodotti dai rendimenti agganciati ai mercati finanziari.
Eppure, con la riforma del trattamento di fine rapporto le polizze vita - già molto diffuse - sono destinate decisamente a entrare a pieno regime nel portafoglio dei futuri pensionati d'Italia, considerato che i capitali maturati diventeranno rendite che integreranno la pensione. Bisogna dunque conoscere bene questo strumento e saperne individuare limiti e pregi. E capire che tra i nuovi e i vecchi prodotti c'è grande diffrenza.
Con l'obiettivo di fare chiarezza due anni fa è intervenuto l'isvap, l'istituto di vigilanza sulle assicurazioni, che con la circolare 551 ha dettato le nuove regole dell'informativa contrattuale. E' diventato obbligatorio fornire al cliente un dettagliato fascicolo sulla polizza che comprende scheda sintetica, nota informativa e condizioni contrattuali di assicurazione. E per l'investitore sono cambiate molte cose: la novità principale riguarda la scheda sintetica, che riassume le principali caratteristiche della polizza e dove l'investitore deve trovare l'indice del costo medio annuo che sintetizza tutti i costi che, nel tempo, gravano sul contratto. In pratica, evidenzia di quanto si riduce annualmente l'ipotetico rendimento dell'investimento a causa dei suoi stessi costi.
Nel mercato sono presenti centinaia di diversi prodotti. Difficile orientarsi. E spesso si capisce ciò che si è sottoscritto solo quando si vuole riscattare in anticipo la polizza.
A cosa stare attenti dunque quando la si sottoscrive? Intanto bisogna ricordare che questi prodotti possono avere una durata molto lunga, con piani di versamenti di 20, 25 anni e che le spese vengono applicate sempre sui primi versamenti.
Controllare bene la natura del prodotto. Dal 2001 le polizze sono suddivise in tre categorie, ognuna con costi e rendimenti diversi: quelle a contenuto finanziario, le unit e index linked, i cui rendimenti dipendono da fondi di investimento e dalle borse, quelle a contenuto assicurativo, che offrono una copertura assicurativa di "puro rischio" in caso di morte ed invalidità permanente, e le polizze a contenuto previdenziale, note come FIP o PIP.
Poco più di due settimane prima dell'avvio della riforma della previdenza complementare. Fondi, banche e compagnie assicurative stanno mettendo a punto statuti, regolamenti e note informative con l'obiettivo di offrire alla platea dei lavoratori dipendenti italiani gli strumenti per gestire al meglio il passaggio dal vecchio al nuovo sistema pensionistico.
Ma quanti lavoratori hanno davvero compreso i punti chiave della riforma che porterà il loro tfr futuro in uno strumento previdenziale?
E' sufficiente limitarsi a delegare a chi, professionista o no, in cambio di una commissione si occupa di gestire il futuro del nostro trattamento di fine rapporto? E fino ad ora in che modo è stata effettivamente veicolata l'informazione ai lavoratori?
Relativamente ai fondi negoziali sono diverse le iniziative intraprese sul territorio nazionale per promuovere questo tipo di prodotti. Solidarietà veneto, vale a dire il fondo dei lavoratori dipendenti delle industrie del veneto, ad esempio, sta organizzando degli incontri sui luoghi di lavoro con cadenza quotidiana, mentre Preaver, il fondo dei lavoratori aeroportuali, ha affidato ad alcune società di consulenza la gestione di corsi di formazione per i propri dirigenti.
Foncer, ovvero il fondo dei lavoratori dell'industria ceramica, invece, da diversi mesi ha lanciato una campagna informativa volta tra l'altro a formare sindacalisti e dipendenti degli uffici del personale.
Tra i più efficienti il fondo pensione storico Fonchim, il fondo dell'industria chimica farmaceutica: tra le sue caratteristiche principali l'aggiornamento continuo del sito internet, 12 call center di assistenza e un accordo con i patronati per formare personale specializzato sulla previdenza.
Se si decide di aderire a un fondo aperto o a un pip, invece, nella maggior parte dei casi ci si deve avvalere di un consulente o di un promotore e in tal caso va prestata la massima attenzione al rapporto che si instaura. Il professionista deve essere in grado di fornire un ventaglio di opzioni tra le quali scegliere. E far conoscere fino in fondo al lavoratore lo strumento scelto per la propria pensione integrativa. Molti di questi, infatti, hanno elevati costi di entrata, o all'opposto altissimi costi di smobilizzo. Altri, invece, presentano alti costi di gestione o elevati caricamenti sui versamenti. Caratteristiche che, purtroppo, a volte vengono taciute dai venditori e scoperte troppo tardi dai sottoscrittori.
A Salvadanaio oggi si parla di risparmio tradito. In occasione dell’inizio del processo a Parma, faremo il punto sulla vicenda Parmalat e sui suoi molti risvolti. In particolare, sarà dedicata molta attenzione alle drammatiche conseguenze che il collasso dell’azienda di Callisto Tanzi ha avuto sui portafogli degli investitori ed in particolare dei piccoli risparmiatori. Quali sono le prospettive per chi a creduto nell’azienda di Collecchio ed da ora si trova ad affrontare magari come parte civile uno o più processi? Ne parleremo con l’inviata a Parma di Radio 24 Raffaella Calandra, con Marilena Pirrelli, de Il Sole 24 Ore, con Avv. Giovanni Franchi, coordinatore nazionale della Consulta legale Confconsumatori, con Avv. Luca Baj, incaricato dei processi Parmalat per Confconsumatori, dott.sa Francesca Arnaboldi, presidente della Federazione regionale Confconsumatori Lombardia e con Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la tutela del risparmio.
Prigionieri dei Tango Bond. Sono gli oltre 200mila detentori di vecchie obbligazioni argentine in default dal dicembre del 2001. Risparmiatori che hanno ancora in mano titoli per otto miliardi di euro di bond (esclusi due miliardi di interessi maturati e non pagati), bond emessi dalla Repubblica di Buenos Aires prima della bancarotta di sei anni fa. Risparmiatori che, lo scorso anno, hanno deciso di non aderire all'Offerta Pubblica di scambio lanciata dal governo di Buenos Aires, offerta che proponeva un risarcimento medio di circa il 30% del capitale a tassi compresi tra il 2 e il 4% nell'arco di 30, 35 anni. Un'offerta ritenuta assolutamente inadeguata, considerata anche la velocità di ripresa dell'economia argentina registrata negli ultimi anni, tale da far chiudere al governo argentino ogni debito anche con il Fondo Monetario Internazionale.
Le strade intraprese in questi mesi dai detentori dei famigerati tango bond sono state diverse ma per molti di essi la situazione è ancora di stallo. Visto che nel frattempo è intervenuta un'ennesima opportunità. Dallo scorso 27 marzo - e fino al 27 di questo mese - la Task Force Argentina sta proponendo - attraverso le banche - di aderire - senza sostenere alcuna spesa - al ricorso presso l'ICSID, organo arbitrale istituito presso la Banca Mondiale, contro l'Argentina per recuperare capitale ed interessi.
Ma un prezzo da pagare, firmando la procura per il ricorso, in realtà c'è. E risiede nell'impossibilità di avviare contemporaneamente in Italia altre azioni legali, nella fattispecie cause alle banche che hanno venduto i tango bond.
Questa almeno è la condizione posta dalla Task Force mentre le associazioni dei consumatori continuano a ribadire che un'azione nei confronti della banca e quella nei confronti dell'Argentina non sono assolutamente incompatibili tra loro. Tra l'altro è di appena pochi giorni fa l'ennesima condanna inflitta ad una grande banca italiana a risarcire quasi integralmente il capitale investito nelle obbligazioni poi finite in default: 136mila euro su 200mila investiti.
Resta da stabilire o almeno da ipotizzare i tempi di questo lodo arbitrale. Tempi che potrebbero essere rallentati dal trattato bilaterale Italia - Argentina che prevede una prima istanza davanti alla magistratura italiana. Mentre molti risparmiatori non hanno ancora avviato alcun tipo di iniziativa....in attesa anche di schiarite sul fronte politico, visto che vaga ancora la promessa di utilizzare i depositi dormienti per risarcire chi è incappato nei casi più clamorosi di risparmio tradito.