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Perché tante persone intelligenti perdono soldi?

Tutte le analisi condotte sugli investitori non istituzionali continuano a dire, impietosamente, che solitamente hanno rendimenti largamente deludenti e molto spesso perdono soldi in finanza. Nell’ultimo anno, mediamente, il 70% degli investitori privati, in USA, ha perso soldi.
Un vecchio aforisma dice che “la borsa è quel luogo dove gli stupidi si separano dai loro soldi”. Può essere una battuta divertente, ma oltre 10 anni di esperienza come pianificatore finanziario indipendente mi fanno dire che non dice tutta la verità.
Ho conosciuto molte persone veramente intelligenti che hanno perso tanti soldi nei mercati finanziari: qual è la ragione?
La radice è naturalmente l’ignoranza. Ignoranza nel senso di non conoscere il funzionamento dei mercati finanziari e degli strumenti nei quali s’investe. Questa ignoranza genera scelte sbagliate che portano alle perdite.
Per molte persone intelligenti parlare di finanza, di denaro, è noioso, per alcuni perfino volgare. In ogni caso si tratta di una conversazione non certo stimolante.
Lo riscontro talvolta con qualcuno dei miei clienti. Alcune sono persone veramente brillanti, intelligenze decisamente superiori alla media, due o tre sono persino persone talmente famose che sono pronto a scommettere che ciascuno dei miei dodici lettori li riconoscerebbe al solo pronunciarne il nome.
Ciò nonostante, quando cerco di spiegar loro le cose che scriverò di seguito, vedo l’occhio brillante che si fa più nebbioso, il viso che si fa più triste e comprendo che è il caso di lasciar perdere..

Inefficienza e mancanza di strategia

Analizzando un po’ più in profondità le cause che portano molte persone intelligenti a perder soldi nei mercati finanziari si può vedere che queste perdite sono ascrivibili, spannometricamente, per un buon 70% al fatto di non aver avuto una strategia d’investimento e per il restante 30% ad aver scelto strumenti inefficienti.
Per gli strumenti inefficienti facciamo abbastanza presto.
Circa il 90% (ad esser buoni) dei prodotti e strumenti finanziari che propongono le banche o i promotori finanziari sono assolutamente da scartare. Fondi comuni, polizze unit o index-linked, gestioni patrimoniali, obbligazioni strutturate, ecc. Sono tutte cose che sono largamente inefficienti. Si può dire che già applicando la regola di investire sono in strumenti già quotati nei mercati regolamentati consente di evitare la grande maggioranza di strumenti inefficienti.
Resta però il problema di scegliere quando e dove investire e – ugualmente importante – quando disinvestire. Per fare questo correttamente è indispensabile avere una strategia d’investimento.
Una buona strategia d’investimento deve fondare le sue basi su una filosofia d’investimento, ovvero in una spiegazione del funzionamento dei mercati finanziari e della ragione per la quale i prezzi si muovono seguendo presunti schemi. Una strategia d’investimento deve dirci dove, quanto e quando investire per ottenere determinati obiettivi di investimenti e quando disinvestire. Il quando disinvestire è parte integrante della strategia. Una buona strategia deve dire non solo quando vendere avendo realizzato i propri obiettivi, ma deve prevedere anche quando vendere avendo ottenuto una perdita a causa di una scelta errata. Ogni strategia d’investimento, infatti, non può garantire che tutte le scelte siano correte. I margini di errore sono sempre presenti. Il futuro non è conoscibile per definizione, ma una buona strategia deve considerare non solo gli scenari positivi, ma anche quelli negativi.

Alcune strategie d’investimento sono più adatte a determinate fasi di mercato e meno adatte ad altre fasi. Una buona strategia è chiaramente l’opzione migliore, ma una strategia non adeguata alla fase attuale è comunque preferibile rispetto a non avere alcuna strategia.
Investire senza alcuna definita strategia fornisce la quasi certezza di perdere soldi. C’è solo una cosa peggiore di investire senza una strategia: non seguire la strategia che ci si è dati e saltare da una strategia ad un altra senza attendere il completamento di un ciclo previsto dalla strategia stessa.

Facciamo i due esempi di macro-categorie di strategie più utilizzate. Una prevede di acquistare le attività finanziarie che recentemente sono andate meglio e venderle quando iniziano ad invertire il presunto trend. Il motto di questo approccio è: “trend is your friend”, la tendenza in corso è il tuo amico. Un secondo approccio prevede invece di acquistare le attività che tutti gli altri snobbano ed aspettare il momento nel quale i prezzo di mercato si avvicinerà al così detto valore fondamentale.
Non c’è una strategia che si può dire strutturalmente migliore rispetto all’altra.
La cosa fondamentale è comprendere bene la filosofia di fondo dei due approcci, condividere in partenza anche i possibili errori che entrambe comportano ed avere ben chiaro quando vendere anche nel caso di perdite.
La prima strategia, ad esempio, implica frequenti piccole perdite che si deve essere in grado di accettare psicologicamente (e gestire attraverso tecniche di money management). La seconda strategia, invece, implica la possibilità che per un lungo (talvolta lunghissimo) periodo l’investimento fatto continui ad essere in perdita e in taluni casi (rari, se si è compiuta un’analisi corretta) implica l’assunzione di perdite consistenti (anch’esse devono essere gestite con tecniche di money management).
L’errore più grande che si possa fare è quello di partire con una strategia che appartenga alla prima macro-categoria e trasformarla in corso d’investimento in una strategia che appartenga alla seconda.

E’ fondamentale che la strategia abbia una coerenza interna. Le scelte di selezione e disinvestimento devono essere coerenti con la filosofia di fondo della strategia. Se lo scopo è cercare di individuare i trend, non è coerente fare scelte sulla base di indicatori fondamentali, ad esempio.

Ma l’aspetto più importante di tutti è mantenere la strategia anche durante le fase nelle quale la strategia sembra non funzionare correttamente. Per fare questo, però, è indispensabile che la strategia preveda anche una così detta “exit-strategy”. Una strategia che preveda di “tenere duro per sempre” semplicemente non è una strategia perché manca di un requisito fondamentale.
Fino a quando, però, gli eventi previsti che richiedono di uscire dall’investimento anche in perdita non si verificano è necessario mantenere l’investimento e la strategia fino al suo ciclo completo.

Perché una strategia è così importante?

Tolte le perdite dovute ad investimenti in strumenti finanziari inefficienti, il grosso delle altre perdite derivano da scelte sbagliate nei tempi di esecuzione. Tali scelte sono dovute prevalentemente ad aspetti emotivi legati all’avidità oppure alla paura: i due più grandi nemici degli investitori. Applicare una strategia costringe l’investitore ad essere più razionale, ad evitare le scelte fatte sulla base dell’impulso, ad essere più metodici e/o pazienti.
Prendiamo il caso dell’acquisto dei titoli di stato italiani fatti quando i BTP iniziavano ad essere piuttosto snobbati dai mercati. Può darsi che un investitore che tendesse ad acquistare strumenti considerati “sottovalutati” preferisse allora i BTP ai più “di moda” BUND e simili. Ebbene, se durante la fase più negativa dei BTP si fosse fatto prendere dalla paura vendendo i BTP e comprando magari BUND (perché salivano), avrebbe fatto un errore irrecuperabile, ma se avesse continuato ad applicare la strategia iniziale, tenendo a bada in quel caso la paura, avrebbe portato a casa un buon rendimento e certamente non avrebbe fatto danni.

Adesso pensate al vostro portafoglio finanziario: avete una strategia definita? Se, come la grande maggioranza degli investitori non avete alcuna chiara strategia, forse è giunto il momento di pensare più seriamente ai vostri risparmi. Se il portafoglio in questione è molto consistente potrebbe essere il caso di parlarne con un professionista.