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Alla ricerca del portafoglio perfetto: Charles Ellis

Alla ricerca del portafoglio perfetto: Charlie Ellis
Tempo di lettura: 5 minuti

Questo  articolo è il secondo della serie Alla ricerca del portafoglio perfetto (l’episodio precedente era dedicato a John Bogle). 

Quest’intervista è condotta da Stephen Foerster, professore di Finanza presso la Ivey Business School, e l’intervistato è Charles Ellis, fondatore di Greenwich Associates e autore del famoso libro “Winning the losers game”.

 

Dalla radio a Wall Street

Charlie Ellis (Boston, 22 ottobre 1937) ha costruito la sua carriera partendo dal settore della radio. Il suo primo contatto con il mondo della comunicazione è avvenuto a Yale, dove Charlie ha iniziato a esplorare le possibilità offerte dalla radio. Successivamente l’esperienza presso la stazione radio WGBH di Boston è stata cruciale per il suo sviluppo professionale in quanto questa prima esperienza gli ha fatto capire l’importanza del lavoro di gruppo, quanto fosse fondamentale lavorare con un team di collaboratori, apprezzando che una struttura organizzativa orizzontale e basata sul lavoro di gruppo fosse vincente.

Ha proseguito poi il suo percorso formativo alla Harvard Business School, esperienza  determinante che ha influenzato la sua carriera in quanto gli ha trasmesso il valore del pensiero strategico e l’importanza di identificare le vere sfide e obiettivi di un problema prima di affrontarlo.

 

L’approccio innovativo alla consulenza aziendale

Nel 1972 ha fondato Greenwich Associates, un’azienda che ha innovato l’approccio alla ricerca di mercato finanziario,  realizzando interviste riservate con i principali acquirenti di servizi finanziari e fornendo una valutazione approfondita delle aziende in base alle necessità del cliente.

Il suo approccio alla valutazione dei fornitori di servizi finanziari era innovativo ed efficace. Conduceva interviste di un’ora con i principali acquirenti di vari servizi finanziari e chiedeva loro quale azienda i loro clienti utilizzassero di più. Sulla base delle loro risposte, valutava le prestazioni delle aziende e creava informazioni per l’intero settore, piuttosto che per le singole istituzioni.

Questo approccio, inoltre, consentiva di escludere le aziende con prestazioni scadenti.

In altre parole, il suo approccio era una sorta di “recensione tra pari” dei fornitori di servizi finanziari. Permetteva alle aziende di avere un feedback imparziale sui propri servizi e ai clienti di fare scelte più consapevoli.

 

Che cosa hanno in comune tennis ed investimenti?

Nel 1975, Ellis ha pubblicato un articolo, poi diventato un libro, intitolato “Winning the Loser’s Game“, che esplora l’approccio dei piccoli risparmiatori al mondo degli investimenti. L’ispirazione per il suo lavoro è venuta da un testo di Simon Ramo, “Extraordinary Tennis for the Ordinary Tennis Player“.

Ramo, un imprenditore e ingegnere americano, ha testato la sua teoria del “gioco del perdente” nel tennis in un modo tanto semplice quanto geniale: invece di contare i punti nel modo tradizionale, ha contato i punti vinti rispetto a quelli persi. Ha scoperto che nel tennis professionistico, l’80% dei punti è vinto grazie a colpi eseguiti magistralmente; nel tennis amatoriale, l’80% dei punti è perso a causa di errori non forzati. I giocatori professionisti giocano un “gioco del vincitore”, mentre gli amatori giocano un “gioco del perdente”.

La conclusione di Ramo è stata chiara: per vincere nel tennis amatoriale, basta evitare gli errori. È sufficiente essere prudenti, mantenere la palla in gioco e lasciare che l’avversario si sconfigga da solo.

Il mondo degli investimenti è simile al tennis amatoriale. Anche qui si gioca un “Loser’s Game”, un gioco in cui si compete contro il gioco stesso (in questo caso, i mercati), e si progredisce più evitando gli errori che grazie a una particolare abilità.

Nel mondo degli investitori istituzionali, la competizione è feroce. Tutti cercano di ottenere i migliori rendimenti nel minor tempo possibile. La ricerca dell’alfa (la sovraperformance rispetto al mercato di riferimento) è una corsa contro il tempo. Le grandi società di investimento hanno una straordinaria capacità di networking e di raccolta di informazioni, avendo accesso a risorse ingenti. Hanno una potenza di calcolo immensa e sono tutte in competizione tra loro. Ma non si rendono conto che il loro vero concorrente non è il mercato, ma le altre società.

Se a questo aggiungiamo l’evoluzione di questi attori – terminali Bloomberg su ogni scrivania, trading ad alta frequenza, simulazioni al computer, globalizzazione, internet e così via – non è sorprendente che non riescano a superare se stessi nel loro stesso gioco. I loro sforzi per battere il mercato non sono più la soluzione più importante. Sono diventati la parte più importante del problema.

 

L’unicità del portafoglio di investimento

Quando si tratta di portafogli di investimento, è cruciale ricordare che ogni individuo è unico, e di conseguenza, il suo portafoglio dovrebbe rispecchiare tale unicità. Vari fattori influenzano la composizione di un portafoglio, tra cui l’età, il reddito, le spese, le risorse disponibili, la conoscenza degli investimenti, la tolleranza al rischio, la disponibilità a dedicare tempo agli investimenti, l’accesso alle informazioni e il giudizio.

Ellis suggerisce che i seguenti fattori dovrebbero essere considerati nella costruzione di un portafoglio:

  • Storia personale: le esperienze passate di un individuo, sia nel settore finanziario che nella vita personale, possono influenzare le sue decisioni di investimento. Ad esempio, un individuo che ha sperimentato perdite in un investimento precedente potrebbe avere una tolleranza al rischio inferiore rispetto a un individuo che non ha mai avuto esperienze negative di investimento.
  • Asset: il tipo di risorse possedute da un individuo può influenzare la struttura del suo portafoglio. Per esempio, un individuo con un vasto patrimonio immobiliare potrebbe preferire avere una percentuale minore di investimenti azionari rispetto a un individuo che non possiede proprietà immobiliari.
  • Tolleranza al rischio: un individuo con una tolleranza al rischio elevata potrebbe essere più propenso a investire in asset con un alto grado di incertezza, come le azioni, per avere l’opportunità di ottenere rendimenti più elevati.
  • Emotività: l’atteggiamento di un individuo nei confronti del rischio rappresenta la sua reazione emotiva al pericolo finanziario. Un individuo con una maggiore accettazione del rischio potrebbe sentirsi più a suo agio di fronte alle fluttuazioni del mercato e alle possibili perdite economiche.
  • Passione per gli investimenti: l’interesse per questo campo può determinare la quantità di tempo e impegno che un individuo è disposto a dedicare alla gestione del portafoglio. Un individuo con un forte interesse per gli investimenti potrebbe essere più propenso a esplorare opportunità di investimento e a monitorare attentamente il suo portafoglio.

 

Essere sinceri con il proprio consulente

Proprio come quando visitiamo un medico e cerchiamo di fornire le informazioni più dettagliate possibili per una diagnosi accurata, Ellis sottolinea che dovremmo fare lo stesso con il nostro consulente finanziario quando prendiamo decisioni di investimento.

Molte persone tendono a richiedere un piano di investimento generico senza specificare i propri interessi e obiettivi personali. Quando i consulenti tentano di valutare l’attitudine al rischio del cliente, la mancanza di chiarezza o sincerità può limitare la loro capacità di fornire consigli adeguati.

Se non si è onesti nel comunicare le proprie esperienze di investimento, sia positive che negative, e la propria tolleranza al rischio, non sarà possibile stabilire un appropriato stile di investimento personalizzato. Pertanto, l’efficacia della consulenza finanziaria dipende in gran parte dalla sincerità e trasparenza del cliente.

 

Il portafoglio perfetto secondo Charles Ellis

L’intervistato non fornisce una risposta concreta alla domanda, sottolineando invece l’unicità di ogni individuo e, di conseguenza, del portafoglio di investimenti adatto a ciascuno. Tuttavia, evidenzia l’importanza dell’indicizzazione, cioè l’investimento attraverso fondi indicizzati. Questo approccio, eliminando la necessità di scegliere singoli titoli, permette di concentrarsi sulle proprie caratteristiche e valori, facilitando così una migliore comprensione di sé e la creazione di un piano di investimento su misura. Ellis conclude ribadendo l’importanza dell’individualità e dell’autoconoscenza nella creazione del portafoglio perfetto.

Alla ricerca del portafoglio perfetto torna il prossimo giovedì, con un episodio dedicato al premio Nobel per l’economia Eugene Fama.

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