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Alla ricerca del portafoglio perfetto: William Sharpe

Alla ricerca del portafoglio perfetto: William Sharpe
Tempo di lettura: 4 minuti

Settimo articolo della serie Alla ricerca del portafoglio perfetto (l’episodio precedente era dedicato a Myron Scholes). Ricordiamo che questa serie di articoli è tratta dalla playlist su YouTube dal titolo: In Pursuit of the Perfect Portfolio Series

L’intervistatore è Andrew Lo, professore di finanza presso l’MIT Sloan School of Management e l’intervistato è William  Sharpe, economista e premio Nobel.

 

Biografia

William Forsyth Sharpe (Cambridge, Massachusetts – 16 giugno 1934)  è un economista e premio Nobel. Dopo aver avuto alcune incertezze riguardo a cosa studiare all’università, Sharpe si è orientato verso l’economia, conseguendo il dottorato nel 1961. Durante il suo percorso accademico, ha collaborato con la Rand Corporation, distinguendosi per la sua eccellente intelligenza e capacità analitica in vari campi, tra cui la teoria dei giochi, l’informatica e l’economia applicata.

Dopo aver ottenuto il PhD nel 1961, Sharpe ha continuato a contribuire in modo significativo alla ricerca, diventando professore presso la School of Business dell’Università di Washington a Seattle. La sua prospettiva interdisciplinare lo ha reso un docente di prestigio a livello globale, e nel 1968 ha contribuito a fondare una Scuola di Scienze Sociali interdisciplinare presso l’Università della California a Irvine.

Sharpe è noto per le sue concezioni innovative nel campo della finanza applicata, come il “Capital Asset Pricing Model (CAPM)” e l’indice di Sharpe per l’analisi del rendimento dei portafogli. Nel 1990, insieme a Harry Markowitz e Merton Miller, ha ricevuto il Premio Nobel per l’Economia “per i loro studi pionieristici nella teoria dell’economia finanziaria”. Oltre ai suoi numerosi incarichi, ha ricoperto la carica di presidente dell’American Finance Association e ha ricevuto vari premi e riconoscimenti, incluso un dottorato honoris causa in Studi Umanistici dalla DePaul University.

 

Il cammino dell’investimento passivo: dalla nascita del CAPM alla rivoluzione Vanguard

Quando William Sharpe introdusse il suo Capital Asset Pricing Model (CAPM) nel 1964, non avrebbe mai immaginato il lungo e tortuoso percorso che la sua teoria avrebbe intrapreso prima di ottenere il riconoscimento universale. Sharpe, che vedeva nel suo articolo la pietra angolare della sua carriera, si trovò a fronteggiare un silenzio prolungato, un vuoto di risposte che sembrava mettere in dubbio la rilevanza stessa delle sue idee.

Il CAPM fu una svolta in quanto, ponendo l’accento sull’importanza del portafoglio di mercato e sul ruolo del rischio sistematico, rompeva radicalmente le convenzioni del settore degli investimenti. La teoria di Sharpe trovò terreno fertile nell’ambiente accademico, dove si diffuse lentamente ma inesorabilmente, inaugurando un’era di profondo rinnovamento nel pensiero finanziario.

Nel settore degli investimenti, però, l’idea di un approccio passivo che prediligesse l’acquisto proporzionale di tutto il mercato in luogo dell’analisi dettagliata e della ricerca individuale era quasi blasfema. L’investimento passivo fu accolto con scetticismo, se non con aperta ostilità, e fu oggetto di polemiche e dibattiti infuocati.

Fu John Bogle, il visionario fondatore di Vanguard, a comprendere la portata rivoluzionaria del CAPM e a trasformarla in una strategia d’investimento tangibile. La creazione del primo fondo indicizzato accessibile agli investitori individuali segnò l’alba di una nuova era per il settore.

Sharpe ha anche evidenziato l’importanza vitale degli investitori attivi nel mercato. Nonostante l’efficacia dei portafogli passivi, essi si basano infatti sulla presenza di investitori attivi che contribuiscono a mantenere il mercato equilibrato e i prezzi allineati. Questo genera una dinamica affascinante: l’investimento passivo si fonda sull’idea che superare il mercato sia un’impresa ardua ma, paradossalmente, trae vantaggio dall’operato di coloro che non smettono di provarci.

 

La visione di Sharpe sui robo-advisors

Negli anni ’70 e ’80 abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione nel mondo degli investimenti, e William Sharpe non esclude che i robo-advisor possano essere i protagonisti del prossimo capitolo di questa storia. Tuttavia, quando si parla di questi consulenti finanziari automatizzati, Sharpe ci invita a fare un passo indietro e a osservare con attenzione.

Dietro le quinte ci sono anche professionisti in carne e ossa che affiancano le macchine. Sharpe vede un grande potenziale in queste innovazioni tecnologiche, che potrebbero rendere l’investimento ancora più snello e accessibile.

Tuttavia alcuni robo-advisor, pur partendo con buone intenzioni come l’impiego di fondi indicizzati a basso costo, finiscono per introdurre nelle loro strategie delle previsioni di mercato su misura. E qui Sharpe alza un sopracciglio: queste scommesse su settori specifici o su tipi particolari di azioni si allontanano dalla filosofia di base dell’investimento indicizzato. Secondo lui, questi orpelli non solo snaturano l’approccio originale ma potrebbero anche caricare gli investitori di costi superflui. Insomma, per Sharpe la semplicità è d’oro, e tutto ciò che complica inutilmente le cose non fa altro che allontanarci dalla rotta giusta.

 

Riflessioni sul periodo post-crisi 2008

Sharpe, pensando alla recente crisi finanziaria, ha riflettuto su come eventi così drammatici influenzino il mondo degli investimenti. Ha cominciato a chiedersi se il concetto del “portafoglio perfetto” abbia ancora senso quando l’economia sembra una montagna russa e se le teorie di investimento che abbiamo possono davvero reggere il passo con i tempi turbolenti.

Il premio Nobel non ignora il fatto che ogni tanto la realtà ci colpisce con eventi catastrofici. Questo dovrebbe farci stare con i piedi per terra e ricordarci che non siamo invincibili, un promemoria che la crisi ha consegnato in modo piuttosto brusco. 

La vera domanda che Sharpe pone è: possiamo davvero fidarci delle previsioni su cui si basano i nostri investimenti? Le teorie finanziarie partono dal presupposto che i prezzi riflettano un accordo generale sulle probabilità di ciò che accadrà nell’economia, ma la verità è che spesso si affidano a quello che è successo in passato. È un grosso assunto, e Sharpe ammette che non è sempre vincente. Ma questo non vuol dire che dobbiamo abbandonare le teorie finanziarie. Piuttosto, ci invita a essere più consapevoli dei loro limiti e delle ipotesi su cui si reggono.

 

Il Portafoglio Perfetto: la visione di William Sharpe

Giunti alla parte cruciale dell’intervista, Sharpe delinea il profilo di un portafoglio ideale che bilancia elementi a rischio contenuto, come i titoli del tesoro statunitensi legati all’inflazione (TIPS, treasury inflation protected security), con un’ampia diversificazione di azioni e obbligazioni a livello internazionale. Il suo fondo ideale “World Bond Stock Fund” punta a trovare una sinergia tra stabilità e crescita, capitalizzando le molteplici opportunità fornite dall’economia globale.

Il portafoglio suggerito da Sharpe è strutturato su quattro pilastri: un fondo azionario complessivo statunitense, un fondo azionario globale ex-USA, un fondo obbligazionario complessivo statunitense e un fondo obbligazionario globale non statunitense, quest’ultimo con copertura del rischio di cambio. Sharpe insiste sull’importanza di una selezione accurata di questi strumenti, con un occhio di riguardo verso i costi di gestione, per garantire la massima efficienza e convenienza per l’investitore.

Il portafoglio così composto richiede una revisione periodica per far fronte ai ribilanciamenti; allo scopo, Sharpe vede nei robo-advisor un valido strumento per la gestione di portafogli di questo tipo, semplificando notevolmente il processo per gli investitori individuali. 

Nel chiudere l’intervista, Sharpe sottolinea con vigore l’importanza del risparmio come pilastro dell’investimento, avvertendo che molti non accantonano risorse sufficienti per il futuro, specialmente in un’era di crescente longevità e dell’essenzialità di una preparazione adeguata per la vecchiaia.

Alla ricerca del portafoglio perfetto vi aspetta il prossimo giovedì, con una puntata dedicata a Robert Shiller, premio Nobel e uno dei padri della finanza comportamentale.

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