Faccio una pausa dalla miniserie di tre articoli sulle “strategie avanzate per investire nell’intelligenza artificiale” per analizzare il caso di Tesla. L’ultimo articolo della serie uscirà martedì 9 aprile, mentre martedì prossimo non ci sarà pubblicazione per la pausa pasquale.
La vicenda di Tesla rappresenta un esempio calzante dei temi trattati nella miniserie, mostrando quanto investire in singoli titoli possa essere molto più redditizio, ma anche difficile rispetto agli indici.
Seguo le quotazioni di Tesla dal 2018, quando l’azienda ha rischiato seriamente il fallimento. Nel 2019 ero convinto rappresentasse un’opportunità generazionale straordinaria. Vedevo che la maggior parte degli analisti non comprendeva appieno il suo modello di business, considerandola semplicemente un produttore di auto.
Il 4 febbraio 2020, dopo circa 20 anni di articoli sul risparmio personale, ne scrissi uno dedicato a una singola azione, intitolato: “Cosa può insegnarci la folle corsa di Tesla?“. All’epoca le sue quotazioni avevano triplicato in circa 5 mesi, un po’ come recentemente Nvidia. Molti ritenevano si trattasse di una crescita eccessiva, quando invece era solo l’inizio.
Breve storia dell’azienda e dell’azione
Ho preparato un grafico che riporta insieme l’andamento dei prezzi dell’azione (in scala logaritmica) e i principali fatti salienti dell’azienda da quando si è quotata nel 2010. I fatti riguardanti i prodotti sono in rosso, le aperture delle principali fabbriche in verde, quelli sull’azione in nero. Ritengo sia molto istruttivo per gli azionisti attuali o potenziali di Tesla.
L’IPO avvenne nel 2010 a 17 dollari, pari a 1,13 dollari attuali considerando i due split. Da allora il prezzo è cresciuto di circa 150 volte! Come si vede, ci sono state tre ondate di crescita quasi parabolica seguite da periodi di andamento laterale in un’ampia fascia.
Quando Tesla si è quotata, produceva un numero estremamente limitato della Tesla Roadster, sportiva per super-ricchi, ma intendeva realizzare un’auto di serie di lusso. La prima ondata post-IPO ha raddoppiato il prezzo in pochi mesi, prima di un periodo laterale in cui il mercato non credeva nella fattibilità delle elettriche.
Nel 2011 fu annunciata la Model S di lusso, tuttora in produzione e ai vertici per sicurezza. Nel 2012 entrò in piena produzione e nel 2013 Tesla ottenne il primo trimestre profittevole della sua storia.
Il titolo iniziò così una seconda crescita parabolica di circa 6 volte. Nel 2014 fu annunciata la Gigafactory in Nevada per le batterie. Nel 2015 l’acquisizione di SolarCity per entrare nel business dell’energia rinnovabile. Nel 2016 l’annuncio della Model 3 per il mercato di massa, ma il mercato ancora non credeva che l’elettrico minacciasse i motori a combustione.
Nel 2017 la produzione della Model 3 diventò un “incubo” che rischiò di portare al fallimento l’azienda. Ad agosto Musk twittò, procurandosi una multa di 20 milioni, di voler delistare l’azienda con le azioni che persero il 50%.
Risolto l’incubo produttivo anche grazie agli sforzi personali di Musk che ha dormito in fabbrica per tutto il periodo, in tempi record fu aperta la Gigafactory cinese, una miniera d’oro, essendo Tesla l’unico costruttore straniero al 100% in Cina. Nel 2020 la Model 3 divenne l’elettrica più venduta al mondo e le azioni iniziarono la terza ondata di crescita parabolica. Tesla entrò nello S&P 500. Al suo primo AI Day mostrò progressi rivoluzionari nella guida autonoma, ignorati dagli analisti. Nel 2021 il titolo toccò i massimi superando il trilione di dollari di capitalizzazione. Vennero aperte le Gigafactory del Texas e di Berlino. Quello fu l’anno in cui il mercato finanziario si convinse che il futuro del settore è l’elettrico, con le quotazioni delle aziende che promettevano auto elettriche in evidente bolla speculativa.
Nel 2022, tra il calo generalizzato dei mercati e l’acquisizione di Twitter da parte di Musk che lo costrinse a vendere azioni deprimendone il prezzo, la “bolla delle elettriche” si sgonfiò portando Tesla ai minimi di inizio 2023. Nel frattempo Tesla ha presentato il progetto del robot umanoide Optimus, snobbato dagli analisti che lo vedevano solo come un tentativo di far salire il titolo.
Nella prima metà del 2023 il prezzo è molto risalito. La Tesla Model Y è diventata l’auto più venduta al mondo in assoluto, non solo tra le elettriche. Da metà 2023 però si è diffusa la narrazione che le elettriche non tirassero più. I margini di Tesla si sono assottigliati per i tagli di prezzo volti a mantenere alti i volumi. Il segmento auto di fascia medio-alta è ormai saturo e per crescere Tesla necessita di un modello di fascia media che arriverà solo il prossimo anno, con volumi consistenti solo nel 2026.
I tassi di crescita folli del 2020-2022 non si sono ripetuti nel 2023 e saranno ancora peggiori nel 2024-25. Quindi il mercato, guardando al breve termine, sta penalizzando il titolo che oggi è a circa -40% dai massimi dell’anno scorso e -60% dai picchi del 2021.
Nel frattempo è stato lanciato il Cybertruck, il pick-up di Tesla che fa scalpore negli USA. La produzione, pur crescendo lentamente per le novità costruttive rivoluzionarie, ha già raggiunto le 1.000 unità a settimana e a regime sarà il prodotto con il maggior margine prima dell’utilitaria.
Ma la notizia più rilevante, ovviamente sottovalutata dagli analisti, è il rilascio della versione 12 del software di guida autonoma FSD. Siamo già alla 12.3 con recensioni entusiastiche del pubblico. La 12 è la prima basata esclusivamente su reti neurali, mentre le precedenti usavano ancora codice scritto da umani. Ora il comportamento dell’auto è determinato dall’AI e la qualità della guida è già superiore, ma migliorerà automaticamente con più dati di addestramento.
Riprenderemo questo tema centrale in seguito. L’ultima novità di inizio 2024 è che il mercato dei robot umanoidi si sta affollando di potenziali produttori. Se nel 2021-22 l’idea sembrava bizzarra, ora non fa più sorridere e si stanno investendo centinaia di milioni. La scorsa settimana Nvidia ha presentato una piattaforma di addestramento virtuale per questi robot. Ancora una volta Tesla ha tracciato la strada del futuro.
Investire o abbandonare?
Lo schema ricorrente per le azioni Tesla è:
- L’azienda annuncia progetti considerati irrealistici dagli analisti
- Il prezzo lateralizza fino a quando i progetti non impattano i conti
- Il prezzo cresce parabolicamente, incorporando le aspettative prima ritenute irrealistiche
- Tesla rilancia progetti ancora più ambiziosi, e riparte il ciclo
Questo è accaduto con la Model S e successivamente con la Model 3. Il prossimo “progetto irrealistico” è la guida autonoma. Per anni Musk ne ha promesso l’arrivo imminente, ma solo nel 2024 Tesla ha rilasciato il software embrionale che diventerà una guida superiore a quella umana. Chi segue l’AI sa quanto le reti neurali possano migliorare rapidamente. Se fino alla versione 11 c’erano dubbi sulla fattibilità in tempi ragionevoli, con la 12 non ce ne sono più. La guida autonoma è tecnicamente risolta da Tesla, è solo questione di potenza di calcolo e dati. E nei dati Tesla è insuperabile.
Ci sono oltre 5 milioni di Tesla connesse che inviano costantemente informazioni, destinati a diventare 10 milioni entro fine 2026. Nessun altro produttore si avvicina nemmeno lontanamente. Gli altri potranno creare simulazioni virtuali, ma per i dati reali nessuno può competere con Tesla che ha un vantaggio incolmabile.
La guida autonoma è un mercato potenzialmente molto più grande della vendita di auto. È scontato che una volta approvata, Tesla la concederà in licenza ad altri costruttori di auto, come Ford, diventando forse uno standard in USA come la sua presa di ricarica.
Se si crede che la guida autonoma sia realizzabile entro la fine del decennio, è certo che ci attenderà una quarta ondata di crescita parabolica del titolo.
Oltre alla guida autonoma, Tesla sta facendo crescere il business degli accumulatori di energia per gestire i picchi di richiesta, un mercato potenzialmente grande quanto le auto elettriche, ma che richiede ancora tempo, pur avendo tassi di crescita superiori nei prossimi anni.
L’unico potenziale mercato in grado di rivaleggiare con la guida autonoma sarebbe quello dei robot umanoidi. Al momento però è ancora troppo incerto. Mentre per la guida autonoma abbiamo un prodotto finito già su strada (anche se in beta), destinato a migliorare lasciando a bocca aperta come i modelli di linguaggio come ChatGPT, per i robot umanoidi le informazioni sono troppo poche. Tesla dovrà inoltre confrontarsi con una concorrenza molto più agguerrita. Non è scontato che abbia la leadership in questo settore, anche se probabilmente farà un ottimo prodotto sfruttando le fabbriche per addestrarlo e ridurre i costi, creando un prodotto da vendere ad altri.
In sintesi, se si è azionisti con un orizzonte di lungo termine sarebbe folle abbandonare Tesla mentre costruisce un futuro molto più grande del suo business attuale.
Al contrario, con una visione di breve periodo, si rischiano giornate difficili dopo la trimestrale del Q1 2024. Per chi guarda solo agli utili e alle vendite immediate, il fatto che Tesla non abbia ancora un modello di fascia bassa ridurrà inevitabilmente i tassi di crescita rispetto agli anni in cui doveva saturare il segmento medio-alto. Il ricco mercato dei pickup USA sarà il prossimo volano a breve, ma nel 2024 la capacità produttiva non sarà ancora sufficiente.
Quindi il business tradizionale di Tesla soffrirà quest’anno. Le quotazioni potrebbero già scontarlo o scendere ulteriormente a seconda della narrativa che si svilupperà. Una cosa è chiara: essere azionisti di Tesla e guardare al breve termine è una combinazione particolarmente infelice e rischiosa. Queste azioni possono dare grandi soddisfazioni, ma solo a chi ha un genuino orizzonte di lungo periodo.
Cosa impariamo dall’esempio Tesla?
Tesla rappresenta in modo emblematico la tesi sostenuta nella mia miniserie sulle strategie avanzate per investire nell’intelligenza artificiale. Nel primo articolo ho mostrato un grafico che confrontava l’andamento del Nasdaq con quello di Amazon dalla sua quotazione. Amazon esiste da poco meno di 30 anni, Tesla circa la metà. Eppure in questo lasso di tempo Tesla ha fatto risultati migliori di quelli che Amazon ottenne nei suoi primi 14 anni. Di seguito il grafico di Amazon rispetto al Nasdaq nei primi 14 anni dalla sua quotazione.

L’azienda aveva raggiunto una performance straordinaria di oltre il 4000%, contro il 64% circa del Nasdaq. Un’ottima performance, ma impallidisce rispetto a ciò che Amazon ha fatto successivamente, arrivando al 240.000% contro l’1.070% del Nasdaq in circa 30 anni.
Nel grafico seguente vediamo le azioni Tesla dalla quotazione nel 2010 ad oggi.

La performance che Amazon ha raggiunto in 14 anni, Tesla l’ha ottenuta nei primi 10 anni, proprio quando scrissi il mio primo articolo su di lei. Poi c’è stata l’esplosione della terza ondata di crescita esponenziale e il crollo successivo, ma persino nel punto di minimo di inizio 2023 la performance di Tesla era comunque il doppio di quella di Amazon dopo 14 anni. Oggi, a parità di anni dalla quotazione, Tesla sta facendo circa il triplo di ciò che ha fatto Amazon nello stesso periodo.
Tesla ha tutte le possibilità di replicare, nei prossimi 15-20 anni, i risultati straordinari che Amazon ha fatto nei successivi 15 anni e potrebbe fare anche molto di più. Ma la grande maggioranza degli investitori, anche tra chi legge, non sarà in grado di coglierli per gli ostacoli descritti nel precedente articolo: “Strategie avanzate per investire nell’AI – parte 2: gli ostacoli”
Sia per Amazon che per Tesla ci sono stati lunghi periodi in cui l’indice ha performato molto meglio del titolo. La maggior parte degli investitori non regge queste “traversate nel deserto”. Da novembre 2021 ad oggi Tesla ha perso il 54% mentre l’indice ha guadagnato il 5,45%. Nel periodo gennaio 2004 – giugno 2006 le azioni Amazon avevano perso circa il 40% contro il +5% dell’indice.
Gli investitori che non capiscono che i veri guadagni arrivano nel lungo termine, e durante il viaggio si fanno distrarre dall’andamento del titolo anziché concentrarsi sui fondamentali dell’azienda, non possono attraversare queste lunghe fasi di sottoperformance.
Ci sono fondamentalmente due modi razionali di selezionare azioni: il più diffuso è proiettare nel futuro ciò che le aziende hanno fatto in passato, fare dei calcoli e vedere se il valore attuale è sottostimato rispetto a quelle proiezioni.
L’altro è scegliere aziende che si pensa possano fare in futuro cose mai fatte prima, rivoluzionando interi settori con innovazioni tecnologiche o di processo. Questo secondo approccio è molto più difficile e rischioso, perché molte aziende falliranno, ma quelle che ci riusciranno avranno rendimenti incredibilmente più elevati, in grado di coprire le altre scommesse perse.
È evidente che questo secondo approccio può applicarsi solo a una piccola parte del patrimonio, che si è disposti a perdere completamente. Ma visti i risultati straordinari, anche una porzione modesta può incrementare notevolmente i rendimenti del portafoglio complessivo.
Nel prossimo articolo del 9 aprile completerò la serie sulle strategie avanzate per investire nell’intelligenza artificiale, descrivendo in dettaglio la strategia per cui i primi due erano preparatori. Presenterò anche un foglio di calcolo per testarla nel periodo 1997-2002 (per la fase di accumulo) e nei successivi 20 anni (per la fase di investimento).



