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Alla ricerca del portafoglio perfetto: Robert Shiller

ALLA RICERCA DEL PORTAFOGLIO PERFETTO: ROBERT SHILLER
Tempo di lettura: 6 minuti

Ottavo articolo della serie Alla ricerca del portafoglio perfetto (l’episodio precedente era dedicato a William Sharpe). Ricordiamo che questa serie di articoli è tratta dalla playlist su YouTube dal titolo: In Pursuit of the Perfect Portfolio Series

L’intervistatore è Andrew Lo, professore di finanza presso l’MIT Sloan School of Management e l’intervistato è Robert Shiller, economista e premio Nobel.

 

Biografia

Robert James “Bob” Shiller (Detroit – 29 marzo 1946), stimato professore emerito di economia presso l’Università di Yale, ha lasciato un segno indelebile in diverse aree dell’economia, tra cui i mercati finanziari, l’economia comportamentale e il settore immobiliare. La sua carriera accademica prese il via con una laurea conseguita all’Università del Michigan nel 1967, seguita da un dottorato al Massachusetts Institute of Technology nel 1972. Da allora, Shiller ha esercitato un’influenza notevole sia nel mondo accademico che in quello pratico.

Il suo lavoro pionieristico nell’analisi dei prezzi degli asset gli ha valso il Premio Nobel per le Scienze Economiche nel 2013, condiviso con Eugene Fama e Lars Peter Hansen. Inoltre, Shiller è stato un innovatore nel campo immobiliare, avendo co-fondato la Case Shiller Weiss nel 1991, che ha dato vita all’indice dei prezzi delle abitazioni Case-Shiller.

È una voce autorevole e costante nel dibattito economico, contribuendo con le sue analisi e riflessioni su Project Syndicate dal 2003 e sulle pagine del New York Times dal 2007, affrontando temi cruciali della finanza e dell’economia contemporanea.

 

Da una lettura a una scelta di vita: il percorso di Shiller nell’economia

Quando Robert J. Shiller riflette sulla sua scelta per l’economia, emerge un percorso di scoperta e passione. Da giovane, Shiller trovava ogni argomento interessante, lottando con la necessità di focalizzarsi su un singolo campo. Fu il libro di Samuelson sull’ economia, portato a casa dal fratello, a ispirare Shiller all’età di 14 anni. Questo momento ha segnato l’inizio del suo viaggio nell’economia, attratto dalla sua natura interdisciplinare che intreccia matematica, fisica, storia e l’analisi umana.

Il suo cammino lo ha portato al MIT, dove ha approfondito gli studi in econometria, concentrando la sua tesi sui modelli di aspettative razionali. Questi studi erano innovativi, focalizzandosi sulla robustezza e l’analisi quantitativa, e hanno portato Shiller alle fondamenta della teoria della probabilità e dell’econometria bayesiana. Tuttavia, nonostante la sua precoce immersione in un campo altamente tecnico, Shiller ha sempre mantenuto un vivo interesse per la dimensione umana dell’economia.

Questa curiosità intrinseca verso il comportamento umano lo ha infine condotto a esplorare la finanza comportamentale, un campo che si allontana dalle tradizionali aspettative razionali per concentrarsi sulle reazioni e le decisioni umane. Il suo interesse nel guardare il comportamento dei tifosi durante gli eventi sportivi, piuttosto che concentrarsi sul gioco stesso, rappresenta un cambiamento significativo: da un approccio all’economia puramente quantitativo e basato su modelli, a uno più incentrato sulla natura umana e sul comportamento.

 

Le intuizioni: l’analisi delle bolle di mercato e il CAPE

Shiller, collaborando con John Campbell, ha ideato il CAPE (Cyclically Adjusted Price Earnings Ratio), un indicatore chiave per analizzare le bolle di mercato. Questo indice, che corregge il rapporto prezzo/utili su un arco di dieci anni per bilanciare la volatilità degli utili, si è rivelato cruciale per anticipare le tendenze di mercato. Shiller ha notato che, storicamente, livelli elevati del CAPE tendevano più a preannunciare un calo dei prezzi piuttosto che un incremento degli utili.

Nel periodo di crescente euforia per il mercato azionario e durante la formazione della bolla Internet intorno al 1996, le analisi di Shiller suggerivano un’eccessiva sopravvalutazione del mercato. Tuttavia, la comunità accademica accolse con scetticismo le sue teorie, preoccupata che potessero erodere la credibilità dell’economia accademica, allora saldamente radicata nella teoria dell’efficienza del mercato.

Le reazioni dei suoi colleghi erano spesso di incredulità e scettivcismo. Prevaleva un’adesione rigida alla “saggezza convenzionale” secondo cui i mercati erano efficienti e che le anomalie osservate da Shiller fossero in conflitto con la teoria prevalente. Nonostante l’opposizione, il lavoro di Shiller ha continuato a evidenziare significative lacune nella teoria dell’efficienza del mercato, mostrando che le anomalie non erano affatto rare, bensì frequenti e rappresentative di dinamiche di mercato ben più complesse

Dopo lo scoppio della bolla di Internet, Shiller ha continuato a incontrare resistenza nel mondo accademico, nonostante la crescente evidenza a sostegno delle sue teorie. La professione economica rimaneva divisa tra sostenitori dell’efficienza del mercato e coloro che enfatizzavano gli aspetti psicologici.

Shiller ha poi focalizzato la sua attenzione sulla bolla immobiliare tra il 2002 e il 2008, creando un indice dei prezzi delle case (S&P CoreLogic Case-Shiller) che risaliva al 1890. La sua analisi ha mostrato un aumento anomalo dei prezzi, che non poteva essere spiegato da fattori come tassi di interesse, politiche fiscali o crescita demografica. Questo ha portato Shiller a concludere che la spiegazione più plausibile fosse una bolla speculativa, sebbene questo termine fosse ancora controverso nella comunità accademica.

Durante le sue interazioni con il pubblico e i media, Shiller ha mantenuto un approccio cauto, consapevole della difficoltà di prevedere con precisione i movimenti di mercato. Tuttavia, la sua analisi dei dati storici e la sua osservazione delle tendenze attuali gli hanno permesso di esprimere preoccupazioni pubbliche sulla sopravvalutazione del mercato immobiliare. Le sue osservazioni sono state ricevute con un misto di interesse e scetticismo, sia nel mondo accademico sia tra il grande pubblico. 

 

Riflessioni sulla Grande Crisi Finanziaria

In seguito allo scoppio della bolla immobiliare del 2008 e alla crisi finanziaria che ne è conseguita, Shiller ha meditato sull’inevitabilità di tali eventi, attribuendoli alla natura della psicologia umana. Egli osserva che l’eccessivo entusiasmo e la speculazione irrefrenata possono portare a conseguenze devastanti, in particolare per coloro che si trovano coinvolti in queste dinamiche senza una preparazione adeguata.

Secondo Shiller, uno dei migliori approcci per affrontare questi mercati volatili è quello di avvalersi di consulenti finanziari affidabili. Questi esperti possono fornire orientamenti preziosi, assistendo gli investitori nelle decisioni e contribuendo a ridurre i rischi legati alle oscillazioni di mercato. La sua convinzione è che, dato che alcune dinamiche di mercato sono inevitabili, un’educazione finanziaria solida e una consulenza specializzata rappresentano strumenti fondamentali per tutelare gli investitori e prevenire gli effetti negativi delle bolle speculative.

 

Il portafoglio perfetto secondo Shiller

Nel tratto finale dell’intervista, Robert J. Shiller rivisita il concetto di “portafoglio perfetto”, mettendo in discussione l’idea consolidata del Capital Asset Pricing Model (CAPM), secondo il quale il portafoglio perfetto corrisponderebbe al portafoglio di mercato. Shiller critica questa teoria per la sua generalizzazione eccessiva, che non considera la varietà degli investitori né le loro specifiche necessità.

Per Shiller, un portafoglio veramente ideale dovrebbe essere caratterizzato da una diversificazione estesa, non solo a livello geografico ma anche attraverso le diverse categorie di asset. Consiglia, inoltre, di tenere in considerazione le proprie vulnerabilità, come per esempio la cautela nel non sovrainvestire in settori in cui si è già esposti professionalmente.

Tra gli elementi centrali del portafoglio ideale secondo Shiller vi è l’incorporazione di innovazioni finanziarie. Ad esempio, egli propone l’utilizzo di obbligazioni indicizzate al PIL emesse dallo stato. Introduce inoltre il concetto di “Trill“, creato in collaborazione con il collega Mark Kamstra. Un “Trill” rappresenta un millesimo di miliardesimo del PIL di una nazione, garantendo un dividendo che fluttua in base alla crescita economica del paese. Questo strumento finanziario potrebbe beneficiare sia gli investitori che i governi, favorendo una diversificazione più estesa e diminuendo il rischio di leva finanziaria per i governi.

Shiller chiude osservando che, nonostante l’esistenza di un interesse manifestato verso queste idee innovative, l’innovazione nel settore finanziario procede a un ritmo più lento rispetto ad altri ambiti, come quello della tecnologia mobile. Egli enfatizza che l’adozione di nuovi strumenti finanziari richiede tempo, a causa della loro intrinseca complessità e della necessità di costruire la fiducia da parte degli investitori.

 

Riflessioni finali

Al concludere dell’intervista, Robert Shiller delinea la sua visione di una società ideale, sottolineando l’importanza di un contesto che favorisca non solo lo sviluppo umano e la libertà individuale, ma che assicuri anche la salute e il benessere collettivi. Egli sostiene un modello economico di libero mercato che sia, tuttavia, incapsulato e rafforzato da una solida società civile, capace di esercitare una regolamentazione attiva e consapevole. Secondo Shiller, l’equilibrio tra la libertà di mercato e una regolamentazione equa e misurata costituisce la base per edificare una società giusta e fiorente.

Per Shiller, l’innovazione finanziaria riveste un ruolo cruciale nella gestione dei rischi che affrontiamo quotidianamente. Pone in rilievo l’utilità di strumenti contrattuali come assicurazioni e derivati, che contribuiscono a mitigare tali rischi. Inoltre, valorizza l’imprenditorialità come catalizzatore essenziale dell’economia, che può fiorire appieno soltanto se sorretta da strumenti finanziari efficaci e alla portata di tutti.

In definitiva, Shiller invita a un approccio olistico ai mercati finanziari, in cui l’innovazione sia stimolata da una regolamentazione sagace, volta al bene comune. Questa prospettiva intende forgiare un tessuto sociale che ponga al centro lo sviluppo umano e la libertà personale, promuovendo un ambiente in cui le persone possano trovare realizzazione sia in ambito economico sia in quello sociale.

Alla ricerca del portafoglio perfetto vi aspetta il prossimo giovedì, con l’ultima puntata dedicata a Jeremy Siegel, professore di Finanza presso la Wharton School dell’Università della Pennsylvania ed autore del famoso libro “Stocks for the long run”.

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